|
Per il popolo castelluccese, come d’altra parte per tutti gli abitanti della Lucania storica, il maiale è stato sempre considerato un bene prezioso. Ciascuna famiglia soleva in passato ingrassarne per suo comodo uno o due per farsi la provvista del lardo e della carne salata per tutto l’anno. L’importanza che ha sempre rivestito a Castelluccio l’uccisione del maiale è attestata anche dal proverbio che recita: cu s’inzùr ié cuntent nu iurn, cu s’accìd u purch iè cuntent tutt l’ann (chi si sposa è contento un giorno, chi si ammazza il maiale è contento tutto l’anno).
Il maiale era un piccolo tesoro, investimento e garanzia contro la fame e la carestia. Per questo l’animale aveva diritto alle più meticolose e affettuose cure, al pari di quelli che si hanno per i figli. Non solo il ceto popolare, ma anche gli stessi notabili del paese riservavano “amorosi sguardi” al maiale, al quale davano spesso da mangiare su pianerottoli e ballatoi all’interno alla loro casa di abitazione. |
|